3° giorno – 2 GIUGNO 2019

PERCORSO CAMMINO nuovo TERZO  GIORNO per manifesto
PERCORSO:
La mattina del 2 giugno si giunge a Canistro Inferiore, nel piazzale della stazione ferroviaria. Da qui inizia la terza tappa, denominata il Cammino dell’emissario poiché attraversa l’uscita dell’emissario di Claudio e termina al Valico del monte Salviano.
Da Canistro si costeggia per qualche chilometro il fiume Liri, per poi risalire nel pittoresco borgo di Pescocanale (q. 712), porta nord della Valle Roveto.
Difficoltà - E - Escursionistico (scala CAI)
Lunghezza 16,5 km
Dislivello 600 m
AMBIENTE E TERRITORIO:
Nei primi chilometri di trekking a destra si snoda il fiume Liri, il più lungo fiume abruzzese ed il terzo del mezzogiorno, caratterizzato in quel tratto da un percorso piuttosto sinuoso.
A sinistra, invece, oltre la ferrovia i maestosi castagneti che coprono con un manto verde il colle Canistrello. Sotto gli alberi di castagno crescono numerosi cespi di felce aquilina (Pteridium aquilinum) e felce maschio (Driopteris filix-max) che ricoprono larghi tratti del sottobosco. Sono bellissime le fioriture che prediligono questo tipo di bosco: fiori gialli dello hieracium e delle primule, le azzurre pervinche, i candidi e profumati mughetti.

CANISTRO INFERIORE


(q. 554 m.) è adagiato su una piana fluviale ai bordi del fiume Liri. Il paese è diviso in due parti dal copioso torrente Rio “Sparto”, alias “Acque Sparse”. Prima del terremoto del 1915 il paese era un piccolo borgo rurale - allineato lungo l’antica mulattiera che conduceva a Canistro Superiore - denominato “Santacroce”. Il toponimo derivava da un’antica chiesa ormai scomparsa distrutta da una piena del Rio Sparto. Nei pressi del paese, vicino al corso del Liri, dove sono stati ritrovati pezzi di mura reticolati ed altre antiche costruzioni, sorgeva un piccolo pagus di epoca romana incluso nell'ager di Antinum e soggetto alla magistratura della città marsa. Nei pressi dell’antico pagus sono ancora visibili i resti di un ponte Romano che collegava la Marsica con Roma attraversa l’erta via della Serra che sfocia nel passo di Sant’Antonio.
Canistro, attraversato dalla ferrovia Sora-Roccasecca, è famoso per le numerose acque minerali. Nota in tutta Italia la famosa acqua “Santacroce” che sgorga sopra l’incantevole Parco Sponga. Nei secoli le tante acque di Canistro hanno alimentato mulini, gualchiere, cartiere e centrali. Uno dei due impianti elettrici del paese è alimentato, attraverso una galleria di circa 6 km., dalle acque di scolo del Fucino. Sul colle del Cotardo, ricoperto da rigogliosi castagneti, è ubicata la clinica “INI”.

PESCOCANALE E L'EMISSARIO TORLONIA


Nel borgo di Pescocanale, caratterizzato dalla presenza di una piccola chiesa medievale dedicata a Sant’Angelo – il nome Sant’Angelo di Pescocanale è stato inciso nel 1066 per volere dell’abate Desiderio, sulle porte bronzee di Montecassino - verrà ricordato l’altruismo della popolazione locale che durante l’occupazione tedesca si è prodigata per aiutare i prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento abruzzesi e nascosi nelle montagne soprastanti il piccolo paese.
PERCORSO:
Dal centro abitato di Pescocanale si scende verso la stazione ferroviaria e si costeggia, risalendo, di nuovo il fiume Liri che in questo tratto attraversa una stretta gola, ricca di vestigia di archeologia industriale, raffigurata in numerosi schizzi panoramici e quadri dai colti aristocratici dei Grand Tour ottocenteschi. Dalla stazione, in pochi minuti di marcia si arriva allo sbocco dell’antica galleria sotterranea, lunga oltre 5 km., che i Romani costruirono per prosciugare il lago del Fucino, il terzo specchio d’acqua d’Italia, poi ampliata da Torlonia a metà ‘800. Ancora oggi parte delle acque di scolo della Piana del Fucino si riversano i questo tratto del Liri attraversa una caratteristica cascata. Nei pressi dello sbocco dell’emissario sono ancora ben visibili i resti dell’Officina Torlonia, costruita agli inizi del ‘900 dal principe. All’epoca l’impianto idroelettrico che portava la corrente nel Fucino, era tra i più moderni d’Abruzzo. L’opificio venne fatto saltare in area nel 1944 dai tedeschi in ritirata. Più a valle i resti di altre due centrali, come quella di Torlonia minate dai tedeschi, e di numerosi mulini e gualchiere.

L'ANTICO LAGO DEL FUCINO



STORIA:
Il lago del Fucino, nel medioevo di Celano, era un sistema lacustre carsico, il cui unico vero immissario era il fiume Giovenco, che entra nella piana da nord-est, costeggiando l’abitato di Pescina, patria di Mazzarino e Silone. Il lago inoltre raccoglieva le acque dal massiccio del Velino-Sirene a nord e dai Monti della Marsica a sud. Il non avere emissari importanti ha determinato un’alta variabilità del livello delle acque. Nel XIX secolo il lago ha presentato le massime variazioni. Durante gli episodi di piena le acque invadevano le aree pianeggianti a bassa quota, danneggiando le colture.
Il grande Cesare che voleva fare del Fucino il “granaio di Roma”, per assicurare il pane ai suo soldati fu il primo a porre la questione del prosciugamento del lago. L’opera fu realizzata qualche anno dopo dall’imperatore Claudio che si avvalse, secondo Svetonio, di 30 mila persone tra schiavi e operai, in undici anni di duro lavoro. Venne realizzato un canale lungo 5,6 km che attraversava in parte il Monte Salviano e i piani Palentini, dove ora sorge Capistrello, per poi drenare nel fiume Liri, nei pressi di Pescocanale. Il canale sotterraneo costruito dai Romani costituisce la più lunga galleria realizzata dai tempi antichi. I romani prosciugarono solo parte del lago. Con la caduta dell’impero il canale sotterraneo si interrò ed il lago progressivamente tornò a ricoprire l’antica superficie.
Dopo vari tentativi di ripristinare il vecchio emissario promossi nel medioevo da Federico II e nel ‘700 dai Borboni, fu il francese Alessandro Torlonia, ricchissimo banchiere romano, a prosciugare interamente il lago del Fucino. Alessandro Torlonia ottenne dal governo borbonico la concessione per il prosciugamento del lago in cambio dello sfruttamento delle terre emerse. I lavori iniziarono nel 1855 e terminarono nel 1876, anche se la fine ufficiale dell’opera di bonifica, tra le più ardite dell’800, fu decretata il 1º ottobre 1878. I lavori di costruzione del nuovo canale, lungo oltre 6 chilometri, furono eseguiti utilizzando buona parte delle opere realizzate dall’imperatore Claudio.. Mentre l’emissario di Claudio, con i canali collaterali, raggiungeva i 7 km di lunghezza, la bonifica di Torlonia comportò la realizzazione di una fitta rete di canali per una lunghezza complessiva di 285 km. L'impegno profuso, le risorse economiche e i 4 mila operai al giorno utilizzati per 24 anni, spinsero il re Vittorio Emanuele a conferire a Torlonia il titolo di principe e una medaglia d’oro. Attualmente le acque sono drenate da un sistema di numerosi canali di scolo che confluiscono nella nuova galleria principale di drenaggio, costruita negli anni ’30 del ‘900, che scarica nel fiume Liri nei pressi di Canistro, qualche kilometro più a valle del vecchio emissario. Le acque del nuovo emissario alimentano la centrale idroelettrica di Canistro.
PERCORSO:
Dallo sbocco del vecchio emissario, dopo una sosta, ci si incammina, seguendo un panoramico ed attrezzato sentiero, verso la piazza di Capistrello Vecchio (q.739). Sotto e sopra il sentiero si snoda la panoramica ferrovia Avezzano-Roccasecca. Dalla piazza di Capistrello, risalendo, il Cammino sosta nel luogo in cui venne ucciso dai tedeschi il giovanissimo Piero Masci.
Fucino-veduta

FERROVIA AVEZZANO-ROCCASECCA


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TURISMO
:
La ferrovia Avezzano-Roccasecca, a scartamento ordinario, non elettrificata, detta anche Ferrovia del Liri, attraversa, a partire da Capistrello, il fondovalle del fiume Liri fino a Sora.
Paolo Rumiz, nell’articolo “Le terre di mezzo”, apparso su La Repubblica dell’11 agosto 2002, ha scritto a proposito della linea ferroviaria: “A Sora, nella gola fra gli Ernici e la Serra Lunga, ci aspetta un vagone popolato di bellezze appenniniche, più una mulatta che ride continuamente e una magnifica russa fuori concorso. Un treno italiano, arioso e chiacchierone. Fuori, scarpate di mille, millecinquecento metri di boscaglia. La motrice si apre la strada in una giungla, e 740, che fiuta l'aria dal finestrino, si becca un ramo sul muso. Vietato sporgersi, le robinie entrano nello scompartimento. Così il treno stesso diventa un machete, una trivella nel Paese profondo”.Il primo progetto per la realizzazione della ferrovia venne presentato il 12 maggio 1861, ma il tratto più impegnativo, quello da Balsorano ad Avezzano, fu aperto solo il 20 agosto del 1902 e richiese la realizzazione di numerose opere d’arte, come la famosa galleria elicoidale situata proprio nei pressi di Capistrello: una galleria in pendenza costante del 20 per mille
FERROVIA

CAPISTRELLO


STORIA:
In località “La Giorgìa” di Capistrello viene ricordato dagli escursionisti Pietro Masci, giovane barbaramente ucciso dai tedeschi che si erano insediati nella sua abitazione, ai quali osò rubare delle sigarette e un po’ di cioccolato. Con il pretesto del furto il povero Masci fu condannato a morte. Venne perciò condotto insieme ad un suo compagno, che per fortuna riuscì a fuggire, lungo la strada mulattiera che da Capistrello conduce a Pescocanale e qui venne fucilato con due brutali colpi alla nuca. Una testimone, incaricata di rimuovere il cadavere, il mattino seguente notò che al giovane erano stati strappati il pene e i testicoli, evidentemente con un filo di ferro a forma di cappio. I. giovane presentava sul corpo i segni delle percosse subite durante l’interrogatorio. Negli anni della II Guerra Mondiale, Capistrello ha conosciuto un’altra triste vicenda, quella dei 33 martiri, a cui, ogni anno, il Cammino dell’Accoglienza , rende omaggio, sostando davanti alla stazione della cittadina rovetana, nei pressi del monumento che li ricorda. In quel luogo i martiri laici vennero fucilati dai tedeschi. Antonio Rosini, uno degli ideatori del Cammino, venuto a mancare nel 2017, testimone di quei fatti – tra i 33 martire c’erano suo padre e suo zio –, racconta in un suo libro così quei terribili giorni del 1944: “In quello scorcio di fine maggio, in una zona ristretta, circa un chilometro quadrato, nella zona del Parco, sotto una pianta di ciliegio, un uomo di quarantacinque anni, Carlo Zaurrini, veniva trovato ucciso […]. Fece grande impressione e creò ancora maggiore angoscia e paura. Spinse un altro folto gruppo di contadini e di giovani ad andare in montagna con le loro bestie, con qualche arma e insieme ad alcuni prigionieri indiani. Erano gli ultimi giorni della guerra, e questi poveri contadini intendevano mettere in salvo il proprio bestiame ed evitare che i tedeschi e i fascisti potessero perpetrare rappresaglie sulla popolazione per la loro resistenza contro la soldataglia. Molti partirono all’improvviso, di notte, dopo aver dato un frettoloso abbraccio ai familiari; tutti pensavano di poter tornare presto, liberi, per ricostruire la città e lavorare i campi […]. Fu un giorno infausto, il giorno della SS. Trinità, il 4 giugno del 1944. La mattina, verso le sette, i contadini sulle montagne di Luco erano intenti a mungere le pecore; altri accudivano ad altre faccende, qualcuno di guardia era distratto. All’improvviso una voce straniera disse qualcosa, tutti si voltarono e videro facce di stranieri e di traditori, tutti con l’arma puntata. Nessuno si poté muovere. Gli armati ordinarono qualcosa, tutto a bassa voce, evidentemente avevano paura degli altri contadini sparsi per la boscaglia. La colonna si incamminò. Un tedesco ordinò a dei fascisti di prendere le bestie; questi, per la fretta e la paura ne presero solo una parte e seguirono la colonna. I contadini e i prigionieri incolonnati, con le mani alzate camminavano, sperando ognuno di trovare il posto più adatto per fuggire. Ma più avanti erano altri tedeschi e fascisti che rafforzavano la colonna di guardia. La ribellione e la fuga risultarono impossibili. I trentatré contadini e i prigionieri furono portati nella rimessa della stazione ferroviaria di Capistrello. Tre tedeschi ebbero un breve colloquio ed uno di loro indicò una fossa di bomba antistante lo stabile, 1’altro annui. La terribile decisione era presa. I contadini vennero fatti uscire ad uno alla volta. Venivano portati sull’orlo della fossa e due gendarmi, a breve distanza, sparavano alla nuca. Cadde il primo, cadde il secondo, il terzo contadino tentò la fuga, scappò, a dieci metri lo raggiunse una scarica e rimase lì. Venne il quarto, poi il quinto, il sesto; si era fatto già un mucchio. Dallo stabile si sentì una voce di fanciullo strillare, era Giuseppe Forsinetti, di tredici anni. Questo gridare dava fastidio ai camerati. Ordinarono di prenderlo, per farlo fuori subito. Nello stabile ci fu resistenza, ma invano. Lo zio del ragazzo, Antonio Forsinetti, non volle abbandonarlo e gli si aggrappò e, così, nell’orlo della fossa, si videro due sagome disuguali. Fu la volta di un contadino con baffi, robusto, con fronte alta. Sono i segni di riconoscimento di Cipriani Angelo, caporalmaggiore dell’esercito, di anni quarantaquattro. Uno dei pochi contadini anziani piuttosto istruito. Questo uomo grido con tutte le sue forze: «Viva l’Italia! A morte i tedeschi!». Uscirono due uomini: erano i fratelli Rosini, Alfonso di quarantatré anni e Loreto di anni quaranta; caddero nella fossa tenendosi per mano. Così li trovammo dopo otto giorni dalla fucilazione. Seguitarono ad alternarsi sull’orlo della fossa della morte gli altri, in prevalenza giovani di sedici, diciassette, diciotto anni. Passarono i giorni, furono pianti. Finché il giorno dell’arrivo degli alleati si scoprì la macabra sciagurata realtà”.
PERCORSO:
Dopo la cerimonia per celebrare la ricorrenza del 2 giugno e ricordare i Martiri di Capistrello, e dopo aver mangiato, il Cammino riprende percorrendo un bel sentiero che domina tutto l’abitato di Capistrello ed i Piani Palentini e si snoda sotto le montagne ad est del paese. Il sentiero termina a Valle Fredda. Qui si imbocca una carrareccia che costeggia all’inizio un piccolo invaso ubicato sotto la Cunicella (q.900 – Comune di Luco dei Marsi), panoramico pianoro erboso in cui vennero rastrellati i 33 martiri di Capistrello e dove gli Alpini di Luco hanno realizzato una piccola chiesa.

I PIANI PALENTINI


AMBIENTE E TERRITORIO:
I Piani Palentini sono un altopiano situato tra i 680 e i 700 m sul livello del mare, contornato dal Monte San Nicola, dai rilievi montuosi del gruppo Sirente-Velino, dalla catena del Monte Salviano e dal massiccio del Monte Bove. Questo altopiano, nella sua parte est, è contiguo alla piana del Fucino, mentre nella parte nord-ovest alla valle del Cicolano. I Piani Palentini sono divisi tra i comuni di Scurcola Marsicana, Magliano dei Marsi, Capistrello, Tagliacozzo, Avezzano e sono, prevalentemente, a destinazione agricola. Probabilmente anticamente i piani erano ricoperti dalle acque.
STORIA:
I Piani Palentini furono teatro dell’epico scontro tra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò, in quella che viene ricordata come la Battaglia di Tagliacozzo, uno delle più importanti del medioevo, ultimo atto della potenza sveva in Italia. Il 23 agosto 1268, l’esito della battaglia sancì la fine del sogno imperiale della dinastia degli Svevi e l’affermazione della potenza guelfo-francese nella nostra penisola. Per ricordare la grande vittoria Carlo D’Angiò fece costruire la chiesa di Santa Maria della Vittoria ubicata poco fuori dall’abitato di Scurcola. Oggi della grande chiesa rimangono pochi resti.
PERCORSO:

Dalla Cunicella il Cammino dell’accoglienza devia verso sinistra, percorrendo l’ampia e panoramica cresta montuoso spartiacque tra il Fucino e i Piani Palentini, propaggine delle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
PIANI PALENTINI DA M. CIMARANI (5)
PIANI PALENTINI

IL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE


AMBIENTE E TERRITORIO (TURISMO):
il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il più antico d’Italia, ospita circa duemila specie di piante (senza considerare i muschi, i licheni, le alghe e i funghi). Tra le peculiarità di fiori, spicca il giaggiolo (Iris marsica) un endemismo del parco, che cresce solo in alcune località e che fiorisce tra maggio e giugno. Sono poi presenti anche molte orchidee, la più bella, grande e rara delle quali è rappresentata dalla scarpetta di Venere o pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), che fiorisce negli angoli più nascosti, tra maggio e giugno. Un’altra peculiarità è rappresentata poi dal pino nero di Villetta Barrea, varietà esclusiva del Parco, localizzata in alcune zone della Camosciara e della Val Fondillo. Tra le conifere spontanee, troviamo, invece, il pino mugo. Il paesaggio vegetale predominante del Parco è comunque costituito dalle foreste di faggio, i “bitorzoluti faggi abruzzesi” come scrive Dacia Maraini. Le faggete occupano, infatti, oltre il 60% dell’intera superficie e concorrono a creare un paesaggio ricco di colori che variano a seconda delle stagioni.
Anche la fauna del Parco offre esempi di grande valore. Camminando nelle foreste del Parco è facile incontrare il camoscio d’Abruzzo, il cervo e con un po’ di fortuna anche il lupo e l’orso bruno marsicano e l’aquila reale. Il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, visitano ogni anno da circa 1 milione di visitatori, ospita, oggi: 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli, 40 di rettili, anfibi e pesci, e moltissime specie di insetti.
PERCORSO:

A metà cresta, parte integrante della Riserva Naturale Regionale del Monte Salviano, il Cammino passa sopra i Cunicoli di Claudio.
PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO
PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO 2

IL MONTE SALVIANO E I CUNICOLI DI CLAUDIO


AMBIENTE E TERRITORIO:
La Riserva del Monte Salviano si estende per circa 722 ettari ed è situata nel territorio del Comune di Avezzano. Include il Monte Cimarani a nord e il Monte Salviano a sud.
Tra le più importanti specie floreali si annovera la salvia officinalis, l’iris marsica, il fiordaliso, la frassinella e innumerevoli orchidee spontanee. Per quanto riguarda la fauna, invece, si possono elencare la faina, il falco pellegrino, il grifone, la lepre comune, il riccio e lo scoiattolo appenninico, simbolo dell’area verde che si incontra spesso camminando nella riserva.
La pineta del Salviano, dove anticamente c’era un antico nucleo abitato, venne impiantata dai prigionieri austro-ungarici reclusi nel campo di concentramento di Avezzano, uno dei più grandi d’Italia.
CULTURA:

I Cunicoli di Claudio, opera realizzata dall’Imperatore Claudio tra il 41 e il 52 d.C nell’ambito dei lavori del prosciugamento del Fucino. Il Parco dei Cunicoli di Claudio è stato istituito nel 1977 come sito d'interesse archeologico e speleologico al fine di tutelare e valorizzare l'intera opera di bonifica del lago, inclusa tra i monumenti nazionali italiani.
I cunicoli oltre a consentire l’areazione della galleria principale consentivano di raggiungere la galleria ad uomini e materiali.
Oggi i cunicoli, interessati da opere di valorizzazione, sono in parte esplorabili grazie all’ausilio di guide.
PERCORSO
:
Il Cammino continua lungo la panoramica cresta del Salviano - a sinistra si stagliano i maestosi Simbruini-Ernici, a destra la Conca del Fucino ed i tanti paesi che ne fanno corona - e termina al Valico del Salviano (q. 900). Il passo, ai bordi della gloriosa Strada del Liri, che collega Avezzano con Sora, è circondato da una lussureggiante pineta. La pineta del Monte Salviano, dove anticamente era ubicato un antico nucleo abitato, è stata impiantata dai prigionieri austro-ungarici della Grande Guerra reclusi nel campo di concentramento di Avezzano, uno dei più grandi d’Italia. Sul valico del Salviano gli escursionisti, prima di salutarsi, potranno gustare una ricca merenda
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