1° giorno – 31 MAGGIO 2019

PERCORSO CAMMINO nuovo PRIMO GIORNO
LA PRIMA TAPPA è caratterizzata da due diversi itinerari.

PARTENZA PER TUTTI da Balsorano Vecchio, il borgo più a sud della Valle.
Si arriva tutti insieme fino all’incrocio per l’Eremo di Sant'Angelo.
Da questo punto gli itinerari si dividono per proseguire distintamente sull'ITINERARIO ESCURSIONISTICO e sull'ITINERARIO CLASSICO.
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ITINERARIO ESCURSIONISTICO


Questo itinerario è particolarmente impegnativo.Il percorso si svolge interamente in montagna e a differenza dell'Itinerario CLASSICO non attraversa centri abitati.
Nel punto in cui ci si separa dall'altro gruppo, si lascia la strada asfaltata e si sale in direzione dell’Eremo di Sant'Angelo su un sentiero ciottolato. Prima di iniziare la ripida salita, c’è la possibilità di rifornirsi di acqua al fontanile utilizzando le borracce. L'area è circondata di ulivi coltivati su terreni terrazzati e man mano che si sale all'ulivo si sostituiscono alberi di montagna, querce in particolare. Dopo circa 40 minuti si arriva all’Eremo di Sant’Angelo dove si farà una breve sosta con possibilità di visitare la grotta. Si riprende il cammino salendo sulla cresta della Serralunga, catena montuosa che separa la Valle Roveto dal Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, in direzione dei Prati di Sant' Elia dove è prevista la pausa pranzo (al sacco), nelle vicinanze dell’omonimo rifugio. Qui siamo all'interno Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise e i Prati di Sant'Elia (1545 m s.l.m.) sono una bellissima radura circondata da faggete e dominata dal Monte Breccioso. Dopo la pausa si riparte in direzione di Civita d’Antino passando per il Rifugio Rocca D’Abate e il laghetto Pratelle.Dalla ripartenza fino all’arrivo a Civita D'Antino il sentiero si svolgerà prevalentemente in discesa, fino all’arrivo a Civita D'Antino dove ci si ricongiungererà con l'altro gruppo per prendere la navetta e tornare ad Avezzano.
NORME DI COMPORTAMENTO

Regolamento e norme del Club Alpino Italiano
Partenza ore 08:30 (ritrovo a Balsorano Vecchio)
ITINERARIO PRIMO GIORNO Balsorano Vecchio / Civita d’Antino
Difficoltà EE - Escursionisti Esperti (scala CAI)
Lunghezza 20.1 km
Dislivello 1165 m

Pernotto (facoltativo)
Tenda o struttura
(in caso si decidesse di dormire in struttura la prenotazione è a carico del partecipante. I contatti con le strutture possono essere presi tramite la DMC Marsica tel. 335.5822574)

Equipaggiamento NO PLASTICA

Si raccomanda vivamente di munirsi di Borraccia, Bicchiere di alluminio, posate e piatto da campeggio (in caso di dimenticanza sarà possibile l’acquisto in loco).
Tenda, sacco a pelo, zaino, magliette di ricambio, acqua, berretto, bastoncini.
EREMO DI SANT'ANGELO
RIFUGIO rocca d'abate

ITINERARIO CLASSICO



E' litinerario storico del Cammino dell'Accoglienza adatto a tutti, che percorre piccoli tratti carrabili ma soprattutto sentieri storici di collegamento tra i vari paesi, utilizzati in passato dalle popolazioni.
Questo itinerario attraversa i centri abitati di: San Giovanni Valle Roveto Superiore, San Vincenzo Valle Roveto Superiore, Morrea e infine Civita d'Antino.
Difficoltà - E - Escursionistico (scala CAI)
Lunghezza km 18
Dislivello 500 m

BALSORANO


CULTURA:
Balsorano ospita l’imponente castello Piccolomini, simbolo e sentinella della Valle Roveto. Il castello fu fatto costruire nel 1460, sulle fondamenta di un’altra più antica struttura, da Antonio Piccolomini, nipote di papa Pio II. Dopo il terribile terremoto del 1915 il castello è stato restaurato, ma conserva ancora elementi originari dell’epoca ed è stato spesso utilizzato come set cinematografico, soprattutto negli anni ’70 e’80.
A pochi chilometri dal paese di Balsorano, salendo lungo un sentiero lastricato, si trova l’Eremo di Sant'Angelo. La grotta, probabilmente utilizzata come luogo di culto già in età imperiale romana, diventa poi un importante insediamento cristiano. Le prime attestazioni cristiane, attestate dalla presenza nelle vicinanze di un piccolo monastero benedettino, risalgono all’XI secolo. Dell’ambiente benedettino rimangono pochi resti murari sulla destra dell'ingresso, mentre di costruzione più recente è il grosso edificio realizzato nelle vicinanze della grotta e dotato di refettori, cucine, camere. Al lato dell’ingresso di trova una lapide con su scritto: “Questa fabbrica è stata fatta colle limosine de li benefattori a poco a poco dal 1750 al 1800”. Nel fondo della grotta, c’è una piccola edicola decorata con un dipinto raffigurante un angelo nell’atto di liberare un’anima dal purgatorio, commissionata dai pellegrini di Luco dei Marsi nel 1879. I due altari principali, ai quali si accede mediante due scalinate, sono dedicati rispettivamente a San Michele (con dipinto del santo datato 1874) e a Santo Spirito. Altri due altari, dedicati a San Giuseppe e a Sant'Antonio da Padova, sono situati fra le scale del piano inferiore, mentre quello dedicato alla Madonna Addolorata è situato in una piccola cappella a destra dell'ingresso.
La fondazione della grotta è legata ad un’antica leggenda secondo la quale un tale Angelo, vassallo del barone che viveva nel castello di Balsorano, si accorse che il suo padrone insidiava la sua giovane moglie. Sconvolto dalla scoperta, si rifugiò sui monti e da lì diede inizio a feroci azioni contro il barone, danneggiandogli i campi, uccidendo i suoi animali e anche diversi servitori. Il barone, allora, spaventato, decise di abbandonare il paese dove ritornò solamente dopo alcuni anni. Quando, un giorno, il figlio del nobile, passeggiando sui monti, cadde in un burrone, solamente l'intervento di un individuo molto particolare gli salvò la vita. Tutti erano curiosi di sapere chi fosse il misterioso salvatore, che venne scoperto solo alcuni giorni dopo, quando un pastore lo scovò in una grotta: era Angelo, che da quel momento divenne un eremita, trascorrendo una vita di penitenza in quel luogo che per lungo tempo fu la sua casa. Angelo qualche anno dopo morì, lasciando il suo nome in eredità alla grotta.
La prima vera notizia sul monastero è del 1273, quando venne menzionato come prepositura dell'abbazia di Montecassino. Ulteriori notizie sul romitorio di Balsorano vengono fornite dalla Bolla papale di Bonifacio VIII del 1296, nella quale si assegna la “Ecclesia sancti Angeli de grypta Vallis Soranae” alla Mensa Vescovile di Sora. Altre notizie certe risalgono al 1578, anno in cui il monastero divenne chiesa rurale. Nei secoli successivi numerose relazioni sono state scritte in occasioni di diverse visite pastorali. Si tratta di resoconti dettagliati sullo stato dell'edificio, sugli eremiti e sulle modeste dimore che occupavano. Nell'ultima visita del 1874 compare per la prima volta la notizia degli esercizi spirituali che si svolgevano nella grotta il mese di maggio in onore di S. Angelo e S. Michele Arcangelo, festività sentita ancora oggi. Ogni anno, infatti, i pellegrini giungono in questo luogo per vivere giorni di raccoglimento e devozione. Il convento è stato danneggiato dal terremoto del 1915 e dall’ultima Guerra, ed è stato ricostruito nel 1954.
STORIA:
A Balsorano, durante i mesi della Resistenza, ci sono stati tangibili gesti di altruismo a favore dei soldati alleati che, fuggiti dai campi di prigionia, transitavano nel paese nel tentativo di raggiungere i connazionali che operavano a sud della linea Gustav. Un’interessante e toccante testimonianza è riscontrabile nel libro di John Lindsay Alexander, “On Getting Through/Attraversando le Linee” edito dall’Associazione Culturale “Il Liri”. Il tenente britannico racconta nel suo diario, tradotto e pubblicato dall’Associazione rovetana, la fuga dal campo di prigionia di Fontanellato e l’attraversamento degli Appennini, al fine di ricongiungersi con i suoi commilitoni ad Anzio. Durante le sue avventure attraverso “la spina dorsale dell’Italia”, Alexander sperimenterà la carità degli italiani, specialmente nel borgo di Balsorano, dove si nascose per diversi mesi.
AMBIENTE E TERRITORIO:
Da Balsorano il cammino prosegue verso nord, attraversando i centri urbani di San Giovanni Valle Roveto Superiore (q. 541) e San Vincenzo Vecchio (q. 519), terre di romitori ed ulivi secolari.
La presenza di numerosi eremi e l’attraversamento di rigogliosi uliveti hanno suggerito di denominare la prima tappa Il Cammino degli ulivi e degli eremi.
Il trekking, oltre all’eremo di Sant’Angelo, costeggia l’eremo della Madonna del Romitorio (San Vincenzo Valle Roveto) e passa sotto l’eremo della Madonna della Ritornata (Civita d’Antino) e si snoda tra rigogliosi uliveti che producono un pregiato olio a cui ogni anno, nel borgo di San Vincenzo, è dedicata la sagra “Frantoi Aperti”.
Al termine della mattinata il Cammino giunge al borgo medioevale di Morrea (q. 843) dove gli escursionisti potranno usufruire di un bel pranzo offerto dalle associazioni locali.

MORREA


STORIA
:
A Morrea viene ricordato il partigiano Giuseppe Testa ed i numerosi prigionieri alleati, oltre 5.000, accolti nel piccolo centro rovetano, grazie alla coraggiosa azione di un locale comitato di liberazione, animato dal parroco Don Savino Orsini. Morrea, che allora contava poco più di 400 abitanti, fu così ospitale da ricevere, finita la guerra, il certificato Alexander, riconoscimento ufficiale che il maresciallo H.R. Alexander, comandante in capo delle Forze Alleate in Italia, conferiva a quanti si erano distinti per l’aiuto e la collaborazione contro i nazifascisti. Il 10 ottobre del 1944, il comandante inglese Homer A. Stebbins, scriveva: “[…] Constato che i cittadini di Morrea diedero aiuto complessivamente a 5800 persone nello sfuggire dalle grinfie tedesche. Di questa cifra 3100 furono prigionieri di guerra alleati e 2700 soldati fuggitivi. Certamente il nome del vostro Villaggio e di tutti i suoi abitanti dovrebbe essere iscritto a lettere d’oro nell’albo storico della grande conflagrazione mondiale per difendere la Libertà, la Giustizia, gli Ideali Democratici. Mi soffermo in atto di ammirazione e d umiltà al pensiero dei sacrifici della vostra Comunità e nella considerazione delle sue limitate risorse. Io lodo ogni uomo, donna e bambino, che servirono la Causa Alleata, con le mie più sentite parole: Dio vi benedica tutti”. Purtroppo nel marzo del 1944, precisamente all’alba del 21, il piccolo borgo è attaccato dai tedeschi. Durante il blitz viene catturato Peppino Testa, di soli 19 anni. Il giovane, nonostante atroci torture durate 50 giorni, non ha mai rivelato le azioni del CNL e il luogo dove venivano nascosti i soldati alleati. Il suo silenzio è punito dai nazisti con la morte. L’11 maggio del ’44 viene fucilato ad Alvito (FR), legato ad un albero di ulivo. Nel 1946 gli viene conferita la Medaglia d’oro al valore militare. La motivazione della Medaglia alla sua memoria recita: “Giovane ardente e di alti sentimenti di amore patrio, abbracciava con entusiasmo la causa dei partigiani, costituendo nel suo paese un comitato per l’assistenza dei prigionieri di guerra alleati e dei militari italiani sbandati. Arrestato per vile delazione di un militare tedesco fintosi inglese, non svelava, malgrado torture e minacce, l’organizzazione clandestina e il luogo dove era occultato un soldato alleato. Processato da un tribunale tedesco, benché promessagli salva la vita se avesse parlato, preferiva la morte. Dinanzi al plotone d’esecuzione, con virile fermezza, offriva la sua nobile e giovane vita per la libertà della Patria”. Il giovane testa ci ha lasciato una struggente testimonianza in una lettera scritta alla famiglia poco ore prima d morire.
CULTURA
:
A Morrea, balcone naturale della Valle Roveto, ci sono i resti di un castello medievale, la cui esistenza è documentata già dal 702 d.C. II castello dei Piccolomini, con tre torri e un campanile, ha una mole imponente ed è stato costruito interamente sulla roccia. Rappresentava la spina dorsale di tutto il paese: le sue mura iniziano all'ingresso del borgo e terminano oltre il centro dell'abitato, nell'abitazione dell'Arciprete. Molto probabilmente la casa parrocchiale è stata anche la abitazione del barone, dal momento che è circondata da tre portali in pietra che, all’epoca, venivano chiusi con porte di ferro.
PERCORSO:
Da Morrea, sempre seguendo la pedemontana verso nord, si giunge a Civita D’Antino (q. 895).

CIVITA D'ANTINO


Anche qui si rifugiarono numerosi prigionieri alleati e anche numerosi ebrei provenienti da Roma, tra i quali un giovane Lamberto Perugia, che diventerà poi il noto professore, chirurgo ortopedico di fama mondiale, per anni titolare della Cattedra di Ortopedia e direttore della Scuola di Specializzazione dell’università La Sapienza e ricordato da molti per il suo impegno professionale, negli anni Ottanta, nell’As Roma Calcio.
CULTURA:
Il paese di Civita d’Antino, uno dei quattro municipi Romani della Marsica, conserva molto del suo passato, ad iniziare dai resti delle mura poligonali di cinta. Nell’XI secolo dà i natali al benedettino San Lidano, iniziatore della bonifica delle Paludi Pontine e, in tempi più recenti, all’illustre chimico Domenico Morichini (1773-1836).
Alla fine dell’800, sulla scia del Grand Tour, il pittore danese Kristian Zahrtmann giunge a Civita d’Antino che diventa in pochi anni la sede estiva della sua scuola d’arte. Dal rapporto di amicizia tra l’artista scandinavo e i cittadini del centro rovetano nasce una profonda stagione creativa, durata quasi 25 anni, che influenza notevolmente l’arte della scuola danese al punto che, nel 1908, a Copenaghen, viene allestita una mostra di significativo impatto artistico dal titolo: “Civita d’Antino dei pittori danesi”. Civita è anche sede dell’eremo della Madonna della Ritornata, ubicato sulle pendici della Serra Lunga, menzionato, per la prima volta, nella bolla di Papa Lucio III del 1183, con il titolo di “Santa Maria de Tornara”. Nei successivi documenti il nome si trasforma prima in “Santa Maria de Tornara”, poi in “Santa Maria de Ritornata” per diventare, infine, “Santa Maria della Ritornata”. All’interno del santuario si trova un affresco, purtroppo poco leggibile, risalente al 1200 e raffigurante la Madonna. Le pareti laterali della chiesa sono completamente intonacate, ma i recenti restauri hanno individuato alcuni resti di affreschi bizantini. La Madonna della Ritornata, il cui nome è legato all’icona lignea del ‘400 traslata e poi miracolosamente ricomparsa, secondo il frequente motivo del “ritorno” dell’immagine sacra, si festeggia il sabato successivo all’Assunta (15 agosto). Tanti pellegrini si recano all’eremo, trascorrendo la giornata tra canti e preghiere. La sera si svolge una suggestiva fiaccolata che accompagna l’icona dalla cappella del monte al paese di Civita, mentre un’altra processione sale dal borgo per incontrarla.
PERCORSO:

Da Civita d’Antino, nel pomeriggio, in autobus si torna ad Avezzano.