2° giorno – 1° GIUGNO 2019

PERCORSO CAMMINO nuovo SECONDO  GIORNO per manifesto
PERCORSO:
La seconda tappa del Cammino, denominato delle Acque e dei Castagni, parte da Grancia di Morino dove si giunge in autobus da Avezzano.
Dal piccolo borgo, fondato dai monaci certosini e dipendente dalla Certosa di Trisulti, ci si dirige verso Morino Vecchio (q.583), un originale angolo incantato di Valle Roveto.
Difficoltà - E - Escursionistico (scala CAI)
Lunghezza 14 km
Dislivello 600 m

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MORINO VECCHIO


STORIA.
Il 13 gennaio 1915 un terribile terremoto distrugge la Marsica e una parte del Lazio Meridionale, provocando oltre 30 mila vittime. Il borgo di Morino viene abbandonato – solo a Morino e Gioia Vecchia gli abitati verranno abbandonati – e ricostruito a fondovalle. Oggi sono ancora visibili i resti dell’antico paese. Tra i ruderi è possibile scorgere l’antico campanile della chiesa diroccata di Santa Maria Bambina, dei tratti delle mura fortificate, i pochi resti dei palazzi nobiliari e il rudere della chiesa di San Rocco. Il cammino prosegue poi verso la Riserva Naturale di Zompo Lo Schioppo, in cui si trova una delle cascate naturali più copiose e belle d’Italia.

RISERVA NATURALE DI ZOMPO LO SCHIOPPO



AMBIENTE E TERRITORIO:
La Riserva è un’area protetta istituita con L.R. 24/87 e gestita dal Comune di Morino con il contributo di Legambiente. Al suo interno l’attrattiva principale è la cascata di Zompo lo Schioppo, sorgente carsica intermittente che si estingue annualmente nei mesi estivi e autunnali. L’acqua sgorga da una ripida parete calcarea con un salto di oltre 80 metri, formando la cascata naturale più alta dell’Appennino, descritta mirabilmente dai famosi viaggiatori del Gran Tour.
Il legame che intercorre tra il paesaggio della Riserva e l’elemento acqua è talmente marcato da condizionarne tutto l’ecosistema, inserito in un verdissimo territorio montano, alla congiunzione tra i Monti Simbruini e gli Ernici. L’acqua è l’elemento dominante che disegna nel paesaggio grotte, vallette carsiche, pozzi e doline. Tutt’intorno rigogliose foreste di faggi, con una significativa presenza di lecci, tassi e castagni. Un tale, incantevole panorama ha affascinato anche Alexandre Dumas che, nei suoi appunti di viaggio, ha parlato dei “magnifici boschi della Valle Roveto”.
TURISMO:
Nella Riserva e nella sua fascia di protezione esterna sono state realizzate diverse aree sosta e numerosi sentieri. Alcuni di questi ricalcano antichi tracciati creati per le attività agro-pastorali, altri più prettamente escursionistici coincidono con la rete dei sentieri segnati dal CAI. Le aree sosta di Schioppo, Piano Sacramento, Fossa, sono dotate di tavoli, panche e punti fuoco, servizi igienici e spazio ristoro. All’interno del parco c’è un interessante Eco museo che consente di scoprire il territorio della Riserva Naturale di Zompo lo Schioppo e della Valle Roveto attraverso un museo territoriale, un centro visita ed un laboratorio didattico. Numerosi sono gli sport che possono essere praticati nella riserva.
PERCORSO:
Il trekking dopo aver traversato antiche canalizzazione certosine, nei pressi dei ruderi dell’antico monastero di San Pietro, e magnifici boschi arriva al punto più alto del Cammino, il borgo di Meta (q.1038), frazione di Civitella Roveto.

META


STORIA:
Nella frazione di Meta, prima della sosta pranzo, viene ricordato l’eroismo dei fratelli Mario e Bruno Durante insigniti nel luglio del 2013 della Medaglia d’Oro al Valor Civile concessa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per mano del Prefetto della Provincia dell’Aquila Francesco Alecci. I due fratelli, partigiani, vennero catturati il 1° maggio 1944 a Meta da tedeschi travestiti da inglesi, alla ricerca del loro fratello Faustino, il più attivo dei tre nella lotta per la libertà. Mario e Bruno, nonostante le atroci torture cui furono sottoposti nel fienile di Tagliacozzo dove erano stati imprigionati, non rivelarono mai l’esistenza del fratello, né il generoso aiuto che la popolazione di Meta prestava ai prigionieri alleati evasi dai campi di concentramento abruzzesi. Al prezzo della loro vita salvarono così quella degli abitanti del villaggio di Meta – che avrebbero rischiato di subire la stessa sorte toccata poi ai cittadini di Marzabotto – e quella del fratello Faustino, promettente studente di medicina. Caricati su un camion all’imbrunire di un giorno della fine di maggio 1944, Mario e Bruno Durante furono fatti sparire nel nulla dagli aguzzini nazisti. Si disse che furono uccisi e sepolti nelle campagne intorno ad Avezzano, ma la loro tomba non fu mai trovata. Questo è quanto si legge nella motivazione per le Medaglie d’Oro: “Componenti del Movimento partigiano della Marsica, si adoperarono attivamente nell’agevolare la libertà di prigionieri di guerra in fuga, intralciando l’azione degli occupati tedeschi. Scoperti ed arrestati dal nemico, subirono la tortura e la morte con eroico stoicismo per salvare i compagni sfuggiti alla cattura. Straordinario esempio di eccezionale coraggio ed elette virtù”. Mario, Bruno e Faustino erano figli del maestro Antonio Durante convinto antifascista, e Violetta De Blasis. Faustino Durante è stato un famoso anatomopatologo, scelse questa specializzazione proprio perché convinto che anche i morti hanno una voce. Eseguì le autopsie sui corpi di Pier Paolo Pasolini, l’anarchico Pinelli, Aldo Moro e Alexandros Panagulis.
AMBIENTE E TERRITORIO:
I castagneti della Valle Roveto sono molto ricchi di funghi che nella stagione più propizia richiamano nel bosco veri e propri eserciti di persone alla ricerca dei preziosi “frutti” che vivono in simbiosi con il castagno. Oltre ai castagneti l’alta Valle Roveto è ricchissima di acque che sgorgano dai Monti Simbruini – il termine significa sotto la pioggia – molto delle quali minerali. Le acque della Valle nei secoli sono state contese da monaci, nobili, piccoli e grandi capitalisti. Esse un tempo azionavano mulini e gualchiere oggi numerose centrali. Le acque rovetane hanno consentito la nascita di pittoreschi parchi acquatici. Affianco a Zompo, lo Schioppo si annovera il Parco Naturale della Sponga caratterizzato dalla presenza di diverse cascate naturali che si gettano in due piccoli laghi artificiali. Si resta stupiti di fronte ai giochi d’acqua delle molte sorgenti che sgorgano copiose, per riunirsi poi in un ruscello, il Rio Sparto, destinato ad ingrandire il fiume Liri.
Il Parco offre la possibilità di immergersi in un ambiente incontaminato.

I CASTAGNETI E LE ACQUE
DA META A CANISTRO


PERCORSO:
Da Meta, dopo pranzo, si prosegue verso nord seguendo prima una sterrata e poi un bel sentiero che costeggia copiose e importanti fonti di acqua ed una lussureggiante vegetazione in cui prevalgono castagneti e querceti. Dopo qualche chilometro di marcia si arriva al romantico Parco della Sponga di Canistro (q. 811), dove sgorga la famosa acqua minerale di Canistro, imbottigliata con il nome di Acqua Santacroce e dove trovarono rifugio numerosi civili italiani ed ex prigionieri alleati, fuggiti dai campi di prigionia di Sulmona ed Avezzano. Durante questo tratto di cammino si attraverseranno anche altre abbondanti e caratteristiche sorgenti: Fonte Armida, Fonte Frattaturo, Fonte San Vito.
TURISMO:
Tanto a Canistro, quanto nei boschi che circondano Civitella Roveto, abbondano gli alberi della gustosa castagna “Roscetta”, la “Regina della Valle”, insignita dell’indicazione geografica protetta (I.G.P.). Il frutto simbolo della Valle Roveto è di colore bruno rossastro, liscio nella superficie e di volume rilevante ed è caratterizzato dalla particolare dolcezza del sapore dovuto al più alto valore dei glucidi solubili. La sua raccolta è rimasta inalterata nel corso degli anni: inizia in settembre con le operazioni di pulitura del bosco e prosegue a metà ottobre. Si effettua a mano in maniera tradizionale, riponendo le roscette nei tradizionale cesti di vimini, i “canistri” che forse hanno dato il nome al paese di Canistro. Le castagne vengono quindi conservate seguendo un trattamento particolare tramandato di generazione in generazione: dapprima vengono tenute in acqua per circa 18 giorni, poi messe ad asciugare al sole ed infine conservate in luogo rigorosamente asciutto. I castagneti che insieme alle sorgenti di acqua caratterizzano il suggestivo paesaggio dell’alta Valle Roveto, hanno un’età variabile, ma ci sono numerosi esemplari con diametro superiore ai due metri e altezze rilevanti (30/35 metri) che sicuramente superano i 200 anni.
La castagna “Roscetta”, viene valorizzata nel mese di ottobre da innumerevoli sagre che celebrano il frutto e gli altri prodotti tipici della Valle, tra cui il tartufo. Ecco, in ordine cronologico, le tante sagre rovetane: Morino, «Saperi e Sapori del bosco», Canistro Superiore, «Sapori d’Autunno», Civitella, «Lungo le antiche Rue», Canistro Inferiore, «Sagra della Castagna», Castronovo, «Sagra della Castagna», Rendinara, «Sagra della Castagna».
PERCORSO:
Il secondo tratto del Cammino dell’Accoglienza termina nel pittoresco centro storico di Canistro Superiore (q.826) dalla caratteristica forma a testuggine. Poco fuori dal borgo, l’antichissima piccola chiesa della Fonticella, circondata da maestosi castagneti.
Dopo un bella cena in piazza, gli escursionisti tornano in pullman ad Avezzano.

CANISTRO SUPERIORE


(q. 826 m.) si estende in mezzo a secolari boschi di castagno. Gli antichi abitanti del paese disboscarono maestosi castagneti per edificare il borgo. Il nome del paese probabilmente deriva dal termine “canistri”, cesti realizzati con giunchi di vimini, attività che una volta, come scrive il colto viaggiatore del Gran Tour De Salis Marschlins, costituiva la principale attività dei residenti. Lo storico marsicano Febonio, alla metà del '600, scriveva che le donne rovetane portavano ai mercati romani dentro i "canistri" i prodotti della Valle.
Il paese, dalla caratteristica forma a testuggine, troneggia sull’alta Valle Roveto come una sentinella. Splendido il panorama sull’intera vallata dalla balconata realizzata sui resti della chiesa di San Giovanni crollata dopo il terremoto del 1915. Lo splendido centro storico addensato attorno alla piazzetta dell’Immacolata, nonostante le ferite del sisma del 1915, conserva vicoli incantevoli. Di rilievo il palazzo Mancini-Vecchiarelli, antica dimora di una delle più blasonate famiglie rovetane. Poco fuori dal borgo, l’antichissima e suggestiva chiesetta rurale della Fonticella, immersa in mezzo a rigogliosi castagneti; dietro l’altare un affresco del ‘500.
Il 2 luglio di ogni anno, durante la festa della Madonna della Fonticella, si svolge una caratteristica e suggestiva fiaccolata.